IL BELLO, IL BRUTTO E IL CRETINO
Utente: dirtyboy
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lunedì, 17 novembre 2008, 14:59
Seconda puntata della rubrica extreme sex, oggi parliamo di pissing.
Il pissing è un gioco erotico più o meno frequente nei tradizionali rapporti di coppia. Tale pratica è definita anche col termine "pioggia dorata". La stessa “pioggia dorata” che l’onorevole Pannella si beve nei suoi frequenti scioperi della fame. Quindi se vi capita per caso di vederlo incatenato a qualche cancello, pisciategli pure in bocca, sono sicuro che ve ne sarà grato!
Il pissing precisamente consiste nell'emissione dell'urina attraveso l’uretra sul corpo del partner allo scopo di provocare (in sé e/o nel partner) eccitazione sessuale. L'emissione può comportare o meno l'ingestione dell'urina. Si consiglia in caso di acidità di stomaco magnesia e una mentina per l’alito.
Da non confondersi con l’incontinenza: se vostro nonno si piscia di continuo addosso, quello non è pissing.
Quando il pissing viene praticato su soggetti non consenzienti si può classificare come una forma di parafilia: l'urofilia. Prego di non incontrarne mai uno!
Il pissing è abbastanza diffuso nell'ambito delle pratiche proprie della comunità Bdsm. In quest'ultimo caso, di norma, il pissing, soprattutto nella forma più elementare, ovvero l'ingestione da parte del soggetto sottomesso delle urine del soggetto dominante, costituisce una delle pratiche in cui è maggiormente evidente l'umiliazione fisica e psicologica di tipo sadico o masochista.
E ricordate: “Chi non piscia in compagnia o è un ladro o una spia!”
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lunedì, 03 novembre 2008, 22:14
ANCHE GLI ANGELI MANGIANO FAGIOLI
 
Quello che vi sto per raccontare potrà sembrare uno dei miei soliti racconti strampalati, ma stavolta si tratta di un fatto drammaticamente vero che nello stesso tempo dimostra quanto certi miti siano falsi ed infondati.
(Avverto i possibili mitomani che ho già venduto l’esclusiva di questa storia a “REAL TV” e al “BIVIO”, quindi astenersi da plagi).
Era una mattina di qualche giorno fa ed era mezzogiorno o giù di lì. Annoiato e anche un po’ scazzato, attendevo il mio turno nella sala d’aspetto del mio medico curante, a parte me non c’era nessuno. Avevo bisogno di un’impegnativa, roba di un minuto, ma l’anziano signore che era entrato prima di me ci stava mettendo un eternità. Il turno delle visite era quasi terminato ed io seduto dietro la porta d’ingresso dello studio fissavo un enorme orologio sul muro. Il tempo sembrava non passare mai. D’un tratto da dietro la porta sentii entrare qualcuno: era una donna, ma che dire una donna, era un angelo: bionda, alta, slanciata e con due bocce grosse e sode da ciucciare tutte d’un fiato, insomma una di quelle visioni che ti alzano il morale…e non solo.
Estasiato, e ammetto anche po’arrapato, la contemplavo mentre con eleganza quasi fluttuando, faceva il suo ingresso nella stanza come una ragazza copertina. A quell’angelo mancavano solo le ali. Stavo quasi per alzarmi e stenderle un tappeto di petali di rose, quando si fermò, si guardò un attimo intorno e senza notarmi sollevò candidamente la natica destra per sparare un peto a dir poco micidiale!
La detonazione non fu fragorosa, fu più simile ad un sibilo ma gli effetti furono devastanti!
Un forte odore di metano o uova marce pervase la stanza, penso che se qualcuno avesse accesso un fiammifero in quell’istante saremmo saltati in aria. Mi trovavo nel bel mezzo di una nuova Chernobyl e non sapevo se ne sarei uscito vivo. Trattenni il respiro senza emanare un fiato e pregai di uscire vivo da quella catastrofe batteriologica senza radiazioni.
La donna (o dovrei chiamarla fogna a cielo aperto) mentre io ero ormai cianotico, annusò l’aria intorno a lei, poi si infilò la mano destra dentro il tanga che faceva capolino dalla minigonna, ravanò un pochino e si portò la mano al naso. Non vidi di che colore fossero le sue dita ma dall’espressione disgustata che fece penso si fosse cagata addosso. Infatti con passo lieve e sculettando si diresse nel bagno dell’ambulatorio sempre all’oscuro della mia presenza.
Intanto la mancanza di ossigeno o forse gli effetti di quel gas nervino, oltre a nausea e capogiri mi provocavano forti allucinazioni, oscuri presagi prendevano forma nella mia mente sconvolta. Caddi come in trans e ad un tratto tutto mi fu chiaro: il terzo segreto di Fatima, il volto dell’assassino di Kennedy, l’ubicazione del Santo Graal, la fine di Atlantide e le sorti del cornetto acustico della nonna. Non so come, ma quel fetido gas mi donò per un breve istante l’arte della divinazione. Fu allora che mi apparve tra l’aria rarefatta quell’angelo dal culo mefitico: nel bagno della sala d’aspetto, a cavalcioni su una turca la vidi cagare bestialmente fuori dal buco e imbrattare i muri circostanti con le sue feci.
Una scena che magari un artista come Andy Warhol avrebbe anche chiamato arte contemporanea ma che per me rimane solo uno stronzo spalmato sul muro.
In quella stessa visione l’angelo, non contento, senza tirare l’acqua si puliva il culo sulla maniglia della porta e faceva sparire la carta igienica nella borsetta.
Dopo Babbo Natale e Vanna Marchi, un nuovo mito cadeva in frantumi: quello della donna perfetta che non rutta, non scoreggia, non fa la cacca e se deve andare a pisciare non ti dice come i tuoi amici: “Vado a cambiare l’acqua al pesce”, ma con un sorriso ti sussurra all’orecchio: “Vado ad incipriarmi il naso bello stallone!”
Quando mi ridestai da quella visione la petomane era uscita dal bagno, rannicchiato su una sedia con gli occhi lucidi e le membra intorpidite, la vidi farmi un cenno di saluto e sedersi lontano per sfogliare una rivista con quella finta aria innocente. Il pericolo però non era ancora scongiurato, l’aria era ancora impregnata del suo fetore ed io ancora molto provato, fu allora che miracolosamente mi si aprì una via di fuga: la porta dello studio del medico si spalancò come le porte del paradiso e ancor prima che il paziente uscisse sgattaiolai nello studio con uno scatto degno del miglior velocista. Ansimando per il fiatone salutai il dottore con le lacrime agli occhi e gli baciai la mano manco fosse il padrino. Ero salvo, sconvolto ma salvo.
Quando uscii dallo studio, della ragazza bionda non c’era ombra e con lei era scomparso anche quel tanfo di bambini morti, fuori sentivo ancora cinguettare gli uccelli e questo mi rassicurò, c’era ancora vita al di là di quella porta. Non so come, ma la terra e i suoi abitanti erano ancora vivi.
Forse era stato solo un incubo o forse veramente quel giorno, in quel piccolo ambulatorio si era sfiorato un disastro ambientale. Comunque sogno o realtà, penso che quella visione di lei che alza la gamba per scoreggiare come un cane che piscia contro un’aiuola non mi abbandonerà più per il resto della vita, ne riuscirò più a guardare una Manuela Arcuri o una Alessia Marcuzzi come prima.
Oggi però mi chiedo, perché noi uomini siamo portati a credere che simili donne talmente belle non siano capaci di tali performance? Non discendono anche loro dagli animali?
Checchè se ne dica, sarà anche vero che gli angeli non hanno sesso, ma una cosa è certa…ANCHE GLI ANGELI MANGIANO FAGIOLI!
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sabato, 01 novembre 2008, 12:08
IL CORVO
(versione rivisitata dal sottoscritto)
 
Era una cupa mezzanotte e mentre stanco e arrapato mi sollazzavo su bizzarri volumi di piacere ambiguo, mentre, col pene umido e reclino, mi ero quasi assopito, d’improvviso udii bussare leggermente alla porta. “C’è qualcuno” mi dissi “che bussa alla mia porta. Solo questo e vaffanculo”.
Ah, ricordo chiaramente quella notte desolata, sul comodino facevano bella mostra fazzolettini e vaselina. Bramavo il giorno e invano domandavo alle mie riviste osè un sollievo al dolore per la perduta Leonora, la rara radiosa fanciulla che i camionisti chiamavano puttana, e che nessuno, qui, chiamerà mai più.
E al serico, triste, incerto fruscio delle purpuree tende, rabbrividii, colmo di assurdi terrori inauditi. Sebbene ripetessi, per acquistare i battiti del cuore: “E’ qualcuno alla porta, che chiede di entrare, qualcuno attardato, che mi rompe i maroni. Ecco: è questo e vaffanculo”.
Poi mi feci coraggio e senza più esitare, con i denti afferrai un lembo della maglietta e a brache calate saltellando di mattonella in mattonella mi diressi alla porta: “Signore” dissi “o Signora, vi prego, perdonatemi, ma ero un po’ barzotto e il vostro lieve tocco, il vostro così debole bussare ha interrotto il mio trastullo”. Risalitomi i calzoni e chiusa la bottega spalancai la porta: c’erano solo tenebre e nulla più.
Nelle tenebre a lungo, gli occhi fissi in profondo. Stupefatto, impaurito e anche un po’incazzato, sognai sogni che mai si era osato sognare: ma nessuno violò quel silenzio e soltanto una voce, la mia, bisbigliò la parola ‘Leonora’ e un eco rispose ‘puttana’! Solo questo e vaffanculo.
Rientrai nella mia stanza, il glande che bruciava, i coglioni che dolevano,la prostata sull’orlo del collasso. Ma ben presto, di nuovo, si udì battere fuori, e più forte di prima. “Certo” dissi “è qualcosa proprio alla mia finestra: esplorerò il mistero, darò pace al cazzo, svelerò l’arcano. Ma è solo il vento e vaffanculo”.
Allora spalancai le imposte e sbattendo le ali entrò un Corvo maestoso dei santi tempi antichi, che non fece un inchino né si fermò un istante, e con aria di dama o di gran gentiluomo si appollaiò su un busto di Pallade sulla porta. Si posò, smerdò e vaffanculo.
Poi quell’uccello d’ebano, col suo austero decoro, indusse ad un sorriso le mie fantasie perverse, “Benché” dissi “rasata sia la tua cresta, un vile non sei, orrido, antico corvo venuto da notturne rive. Qual è il tuo nome nobile sulle plutonie rive?”. Disse il corvo “Cazzi miei”.
Provai grande stupore a parole tanto chiare dette da un goffo uccello, benché di poco stile. Certo, si converrà, giammai uomo poté vedere uccello o altro animale posarsi sulla sua porta: uccello o altro animale su un busto in una stanza, con un nome così ‘Cazzi miei’.
Ma quel Corvo posato solitario sul placido busto, come se tutta l’anima versasse in quelle parole, altro non disse, immobile, senza agitare piuma, finché non mormorai: “Altri amici di già sono volati via: lui se ne andrà domani, volando con le mie speranze”. Allora disse il Corvo: “Cazzi miei”.
Trasalii al silenzio interrotto da un dire tanto sgarbato, “Parole” mi dissi “che sono la sola scorta sottratta a un padrone bloccato dal Disastro, perseguitato finché un solo ritornello non ebbero i suoi canti, un cupo ritornello, i canti funerei della sua Speranza: ‘Cazzi, cazzi miei”.
Avvampando ancora il Corvo le mie fantasie, sospinsi verso di lui, verso quel busto e la porta, una poltrona dove affondai tra fantasie viziose, pensando a cosa mai il volgare uccello del tempo antico, cosa mai quel sinistro, infausto e torvo animale antico potesse voler dire gracchiando ‘Cazzi miei’.
Sedevo in congetture senza dire parola ma spulciandomi lo scroto. All’uccello i cui occhi di fuoco mi ardevano il culo; cercavo di capire, chino il capo sul cavallo dei miei pantaloni dove assidua la lampada occhieggiava, sulla patta di velluto dove la lampada luceva, e che purtroppo Leonora non aprirà mai più.
Parve più acre l’aria, appestata da un odore di zolfo, irrespirabile a tratti. Infelice, esclamai “Hai sganciato?” Disse il Corvo “Cazzi miei”.
“Lurido” io dissi “figlio di puttana e tuttavia bastardo, se uccello tu sei o cloaca, se il Maligno ti manda o l’invidia del vicino, intento a spiar il mio sollazzo, in questa casa appestata dal tanfo, io ti chiedo, l’hai mollata, dimmi, questa loffa?” Disse il Corvo “Cazzi miei”.
“Schifoso figlio di troia e tuttavia bastardo, se uccello tu sei o latrina, per il Cielo che si china su di noi, per il Dio che entrambi adoriamo, non ti provare più a sganciarne un’altra, che neanche un lieve soffio esca dal tuo sudicio orifizio se ti è cara la vita!”. Disse il Corvo “Cazzi miei”.
“Disgustoso e laido essere col ventre rigonfio d’aria fetida peggio della carcassa di una vacca a picco sotto il sole, siano queste parole d’addio” alzandomi gridai “Uccello o creatura del male, ritorna alla tempesta, alle plutonie rive e non lasciare una sola traccia in segno del tuo passaggio. Intatta lascia la mia casa, togli il becco dalle mie chiappe e la tua figura dalla porta”. Disse il Corvo “Cazzi miei”. Dissi io “Cazzi tuoi”!
A quell’ennesima risposta beffarda, afferrai una delle mie riviste hard e scagliandola contro il vile uccello lo beccai in pieno becco. L’animale trasalì, indietreggiò, barcollò ma non cadde. Poi disse il Corvo “Cazzi miei”.
E quel Corvo senza un volo, siede ancora sul pallido busto di Pallade sulla mia porta. E sembrano i suoi occhi quelli di un diavolo sognante. E la luce della lampada getta a terra la sua ombra. E l’anima mia dall’ombra che galleggia sul pavimento e ancora intenta a sollazzare il mio pigro augello.
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giovedì, 30 ottobre 2008, 19:50
Ogni mattina al Polo Nord, un eschimese si sveglia con la sciolta e sa che dovrà correre più veloce della diarrea se non vorrà farsela nelle mutande. Ogni mattina al Polo Nord, la diarrea sorprende un eschimese e sa che dovrà correre più veloce dell’eschimese se vorrà imbrattargli le mutande. Ogni mattina quando ti svegli, che tu sia un eschimese o una diarrea, dopo che hai cagato tira l’acqua!
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mercoledì, 29 ottobre 2008, 20:17
Oggi apro ufficialmente la nuova rubrica “extreme sex”, con una pratica tanto cara ai sado-masochisti: la pratica del bondage (in inglese schiavitù, soggezione). No, non è un dolce francese come la “prostata” di more, ne il santo patrono di un paese Filippino, ma un insieme di attività sessuali basate sulle costrizioni fisiche realizzate con legature, corsetti, cappucci, bavagli o più in generale sull'impedimento consenziente alla libertà fisica, di muoversi, di vedere, di parlare, di sentire.
Fin qui la definizione tecnica, ma andiamo a fondo: partendo dal light bondage, ovverosia il legare solo mani e/o piedi, si arriva a forme di annodamento complete, in cui si impedisce ogni movimento al sub, non è un sommozzatore, ("mummification"), o addirittura impedendogli ogni contatto col terreno ("suspension"). Per farla breve il soggetto viene incaprettato.
In alcune forme il bondage si è trasformato, dalla pratica sessuale che era e rimane, una forma d'arte apprezzata in fotografia e nelle pitture, soprattutto in Giappone. Eh si, i giapponesi sono dei veri cultori dell’arte; perché dannarsi l’anima per comprarsi un Modigliani o un Renbrandt, quando possiamo appendere sulla parete del nostro salotto un bel quadro di bondage da mostrare a parenti e amici alle feste?
Nel praticare il bondage bisogna già avere una certa dimestichezza: le corde possono impedire al sangue di fluire correttamente. Bisogna sempre controllare e rimuovere le corde non appena gli arti iniziano a sembrare violacei o in cancrena.
Inoltre le corde possono essere posizionate in maniera tale da irritare ed infiammare le terminazioni nervose, causando dolori ed insensibilità degli arti che possono durare anche a lungo o diventare permanenti. Quindi attenti a non ridurre il vostro partner ad uno spaventapasseri.
Al bondage viene spesso attribuito anche il breath control, o controllo del respiro, pratica decisamente estrema e che può provocare danni cerebrali se usata senza cognizione di causa.
Altro elemento molto importante per salvaguardare la sicurezza del sub è che le pratiche bondage siano consenzienti. Altrimenti rischiate un imputazione per sequestro di persona e sevizie.
Inoltre è importante usare con coscienza i bavagli: essi possono portare ad un affaticamento del respiro con conseguenze serie che vanno oltre il singhiozzo o un po’ di aerofagia. Per questo non bisogna mai lasciare da sola una persona legata e imbavagliata vicino la camino acceso, se no dopo avrete arrosto sufficiente per un mese; ma neanche vicino la finestra, i vicini potrebbero vedere il sub col bavaglio e scambiarlo per un ladro, e poi chi gli e lo spiega agli sbirri? Ancora peggio se quello si sente male e vi schiatta sul pavimento del soggiorno, poi so cazzi!
Alle volte in associazione al bondage sono eseguite pratiche di dominazione psicologica e giochi sadomasochisti il cui scopo è quello di far crescere nel partner sottomesso il senso di umiliazione. Io ad esempio per umiliare il mio partner gli spalmo la cacca del cane in faccia e gli faccio cantare “Faccetta nera”, oppure lo faccio vestire da Sbirulino, però ricordate che se il partner dominante non possiede un certo autocontrollo e/o agisce senza cognizione di causa, diventa elevato il rischio di oltrepassare il limite e sfociare in pratiche esclusivamente violente, tipo “Arancia meccanica”.
Tecniche
Le principali tecniche di bondage possono essere raggruppate in sei diverse categorie:
  • Costrizione di parti del corpo, raggruppate o ristrette fra di loro
  • Separazione o divaricazione di parti del corpo
  • Collegamento di parti del corpo ad oggetti esterni, muri o sostegni
  • Sospensione del corpo a soffitti o sostegni
  • Restrizione o modificazione forzata dei normali movimenti del corpo
  • Immobilizzazione completa del corpo(mummificazione), fino alla vera e propria deprivazione sensoriale.

Ognuna di queste categorie prevede numerosissime varianti tecniche al suo interno, sia a causa della varietà degli strumenti utilizzati(dal bondage verbale, che consiste nel mero ordine da eseguire, fino all'uso di corde, catene, manette, ganci, camicie di forza, trapani, cesoie, uncini, scarpe ortopediche o da tip tap e altro ancora), sia a causa delle modalità secondo cui questi strumenti sono disposti e adoperati. In particolare sono note numerose ed elaborate tecniche per la realizzazione di complessi bondage con corde e nodi, tecniche che richiedono un tempo notevole per la loro esecuzione, una certa competenza da parte di chi le realizza e almeno tre anni nei boy scout; una delle più affascinanti fra queste tecniche è quella del karada. L'esecuzione del Karada, non Karate, prevede una totale immobilizzazione del busto e delle braccia, mediante una sequenza molto accurata di passaggi di corda e di nodi, effettuati soprattutto lungo l'asse anteriore e posteriore del corpo, centralmente. Più che una tecnica di immobilizzazione, il Karada può essere utilizzato come preliminare ad altre forme di bondage.
Se è tutto chiaro non rimane che augurare buon bondage a tutti!
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